Notule
(A cura di LORENZO L. BORGIA & ROBERTO COLONNA)
NOTE
E NOTIZIE - Anno XXIII – 28 marzo 2026.
Testi pubblicati sul sito www.brainmindlife.org
della Società Nazionale di Neuroscienze “Brain, Mind & Life - Italia”
(BM&L-Italia). Oltre a notizie o commenti relativi a fatti ed eventi
rilevanti per la Società, la sezione “note e notizie” presenta settimanalmente
lavori neuroscientifici selezionati fra quelli pubblicati o in corso di
pubblicazione sulle maggiori riviste e il cui argomento è oggetto di studio dei
soci componenti lo staff dei
recensori della Commissione Scientifica
della Società.
[Tipologia del
testo: BREVI INFORMAZIONI]
Nuova sindrome progeroide
neuropatica: scoperta una mutazione nel gene IVNS1ABP.
Fang Yuan e colleghi hanno identificato una nuova sindrome progeroide
caratterizzata da deficit intellettivo e grave neuropatia, i cui meccanismi
molecolari e cellulari non sono noti. Il sequenziamento esomico ha rivelato una
mutazione omozigote nel gene IVNS1ABP che codifica la proteina IVNS1ABP
(influenza virus non-structural protein-1 binding protein). La
mutazione di questa proteina determina due specifiche conseguenze: 1) un
alterato meccanismo di legame all’actina/proteine associate all’actina; 2)
de-regolazione delle dinamiche dell’actina durante la citochinesi.
In sintesi: IVNS1ABP mutante
compromette la polimerizzazione e l’organizzazione dell’actina, creando i
fenotipi cellulari della senescenza in questa sindrome progeroide.
[Cfr. Nature Communications – AOP doi: doi.org/10.1038/s41467-026-70756-x,
2026].
Malattia di Alzheimer: inibizione dell’aggregazione
βA con MAPA derivate dal latte. Malik et al.
hanno verificato la possibilità di impiegare MAPA (Milk-derived
Amyloid-like Protein Aggregates)
per inibire l’aggregazione dei peptidi βA di oltre 40 aminoacidi in
vitro. Bloccando il processo di aggregazione amiloide interagendo
materialmente con i peptidi βA e riducendo in modo significativo la
neurotossicità, la strategia MAPA si candida, se non altro, a strategia
principale per contrastare la progressione della malattia di Alzheimer
dipendente da fattori intestinali e, sicuramente, suggerisce il prosieguo delle
verifiche sperimentali per confermarne l’efficacia. [Cfr. Biological Chemistry – AOP doi: 10.1515/hsz-2025-0208,
2026].
Batteri intestinali come P. goldstenii sembrano responsabili del declino cognitivo
dell’anziano. Numerosi fattori sono responsabili
dell’invecchiamento cerebrale, ma poiché buona parte di questi (riduzione del
volume del cervello, del flusso ematico, dell’O2, dei neuroni, degli
astrociti, il difetto di riparazione dei danni, ecc.) sono presenti anche nel
cervello di anziani che conservano ottime prestazioni cognitive, proseguono gli
studi sui fattori non neurodegenerativi che determinano realmente il decadimento
cognitivo della senescenza. Timothy O. Cox e colleghi hanno attratto
l’attenzione su Parabacteroides goldstenii, un batterio intestinale che produce acidi
grassi a media catena e induce infiammazione delle cellule mieloidi mediante la
segnalazione GPR84, con compromissione dei neuroni afferenti vagali,
indebolimento del segnale enterocettivo che raggiunge il cervello (“asse
intestino-cervello”) e declino della funzione dell’ippocampo. [Cfr. Nature –
AOP doi: doi.org/10.1038/s41467-026-70756-x, 2026].
Scoperto il modo in cui si definisce la
topografia delle connessioni cortico-striate nello sviluppo.
L’organizzazione topografica delle connessioni è fondamentale per la fisiologia
cerebrale, ma il modo in cui si definisce la precisione spaziale tipica del
cervello adulto non è stato ancora chiarito, in particolare per lo striato, che
manca di chiari confini anatomici. Maxime Poinsot e colleghi, usando una brain-on-chip
platform, che replica i territori cortico-striati
adiacenti, hanno scoperto che è l’eccitazione corticale da sola a guidare la connettività
a lungo raggio.
In particolare, la verifica sperimentale
ha dimostrato che i meccanismi attività-dipendenti possono autonomamente
imporre un ordine spaziale a dei territori post-sinaptici omogenei. [Cfr.
PNAS USA – AOP doi: 10.1073/pnas.2513459123, March 24, 2026]
Olfatto: un nuovo modello pone il
circuito olfattivo in un quadro normativo coerente.
Per risolvere il problema del riconoscimento degli odori, durante l’evoluzione
si sono sviluppati meccanismi e architetture sensoriali simili negli animali
più diversi e lontani nella filogenesi, dalla formica all’uomo. Juan Carlos
Fernandez del Castillo e colleghi hanno dimostrato che i tre motivi di base
di questa architettura evoluzionisticamente convergente può essere riprodotta
usando un modello minimale a fondamento biofisico. Questo modello è
basato sul principio della codifica efficiente, secondo cui i circuiti
sensoriali primari devono essere ottimizzati per preservare quanta più
informazione è possibile sugli stimoli (olfattivi) dell’ambiente, ed è soggetto
a vincoli anatomici e biofisici.
Questa codifica efficiente, che rispetta
il criterio dello strato, pone il circuito biologico olfattivo all’interno di
un quadro normativo coerente, e consente di fare previsioni che possono essere
sottoposte a verifica sperimentale. [Cfr. PNAS USA – AOP doi: 10.1073/pnas.2513459123,
March 24, 2026].
Sintomi e sindromi peri-orgasmiche
rivelati nello studio dell’orgasmo di 86 donne.
Meccanismi cerebrali e nervosi periferici da indagare spiegheranno le basi
dell’impressionante quadro di manifestazioni peri-orgasmiche emerso dallo
studio di 86 donne nello stato di climax. I ginecologi Lauren Streicher
della Northwestern University e James Simon della George Washington University hanno
studiato le manifestazioni fisiche ed emozionali distinte dai processi
biologici responsabili della reazione orgasmica ed espresse come loro
epifenomeno. Sorprendentemente, la reazione più frequente è risultata essere il
pianto (63%) seguita da profonda tristezza (43%) o crisi di risate (43%) e
cefalea (33%); seguono, con frequenza dal 2% al 6%, sensazioni acustiche,
arrossire intenso del viso, starnutire, sbadigliare, avere un’epistassi
(emorragia nasale), avere delle allucinazioni.
È evidente che per alcuni di questi
fenomeni la spiegazione è in una diagnosi internistica o psichiatrica, e il
legame con lo stato di climax può facilmente essere dedotto dalla sua
neurofisiologia, ma per altri l’indagine sui meccanismi è quanto mai
necessaria. [Fonte: George Washington University consultata il 26 marzo 2026].
Filmato per la prima volta il parto di
una balena: si sono scoperti comportamenti sorprendenti.
David Gruber, fondatore e presidente del Project CETI, e gli altri membri del team
di ricerca il cui lavoro è stato pubblicato in anteprima online giovedì
26 su Science in due studi distinti, ha fornito un quadro estremamente
dettagliato di un impegno di collaborazione familiare per fornire le cure
migliori alla madre e al neonato: si tratta della prima evidenza quantificabile
di una specie animale diversa dai primati che fornisce assistenza durante il
parto.
L’unità sociale delle 11 balene protagonista
dell’evento, ripreso nel dettaglio grazie all’impiego di droni e acusticamente
documentato mediante idromicrofoni, è nota ai
ricercatori come Unit A, costituita da due linee genetiche distinte, una
discendente da una matriarca chiamata Lady Oracle e l’altra discendente da una
matriarca detta Fruit Salad. Tutte le balene, che normalmente sono bene distanziate
l’una dall’altra, hanno preso ad un tratto a riunirsi in gruppo, tutte di
fronte a una femmina chiamata Rounder, che a un certo
punto ha emesso uno zampillo di sangue scuro e poi ha cominciato a spingere
fuori dal ventre la punta di una coda. Anche le balene senza rapporti di
parentela con la partoriente hanno preso parte all’assistenza. Lo specifico
comportamento di questi cetacei è descritto in dettaglio nei due studi
pubblicati su Science, cui si rinvia. [Cfr. Maalouf A. et al., Science
391 (6792): 1355-1360, March 26, 2026].
La scoperta della capacità degli istrici
di percepire gli ultrasuoni può fermare la corsa verso l’estinzione.
In molte zone d’Europa, oltre che in Danimarca e in Inghilterra, negli ultimi
anni si sta verificando una vera e propria strage di porcospini che giungendo
sui margini delle strade sono investiti dalle auto di passaggio. Un nuovo
studio di ricercatori dell’Università di Oxford ha accertato che si formano
potenziali evocati uditivi nel tronco encefalico degli istrici per frequenze
acustiche che vanno dai 4000 agli 85000 Hz (da 20 kHz sono ultrasuoni),
dimostrando che questi animali possono udire gli ultrasuoni e reagire alle
frequenze percepite come segnale. Dotando i veicoli a motore di emettitori di
ultrasuoni si potrebbe proteggere questa specie minacciata. [Cfr. Sophie Lund Rasmussen et al., Biology
Letters – AOP doi: 10.1098/rsbl.2025.0535, 2026].
Amigdala Baso-Laterale: Aggiornamento
della Società Nazionale di Neuroscienze BM&L-Italia.
Lo scorso giovedì 26 marzo, i soci afferenti al gruppo strutturale che indaga
le basi delle emozioni e la risposta allo stress hanno tenuto una lezione
seminariale di aggiornamento sull’amigdala baso-laterale. Dopo un’introduzione
di anatomia funzionale, sono state presentate le più recenti acquisizioni. Fra
gli altri studi, è stato illustrato il lavoro di Aiqiu Zheng e colleghi recensito
da Giovanna Rezzoni (Note e Notizie 14-03-26 Perché la
terapia di esposizione può peggiorare ansia e PTSD), in cui si dimostra che l’esposizione può indurre l’iperattivazione di
una via noradrenergica che connette il locus coeruleus con il giro
dentato dell’ippocampo, alterando la funzione che consente di distinguere
le minacce dagli stimoli innocui, a causa di un’eccessiva inibizione di neuroni
chiave via recettori specifici (β1-adrenergico e α4-GABAA).
Bloccando questi recettori, gli autori riuscivano a prevenire lo sviluppo della
paura generalizzata e a conservare l’estinzione.
In quell’occasione si diceva
che gli studi sono stati focalizzati prevalentemente sull’amigdala
basolaterale (BLA), come struttura chiave per l’elaborazione degli stimoli
minacciosi e dell’informazione emozionale, oltre che importante nel controllo
della memoria della paura, ma che i meccanismi della BLA alla base della
competizione tra memoria della paura e memoria dell’estinzione non erano
stati ancora definiti. Proprio questi meccanismi sono stati oggetto di uno
studio di Xu Zhang e colleghi presentato in una
recensione di oggi (Note e Notizie 28-03-26 Meccanismo
del ritorno della paura estinta nella BLA) e
anticipato all’incontro di aggiornamento: l’inibizione di interneuroni
GABAergici contraddistinti per l’estinzione nella BLA, compromette la
rievocazione della memoria di estinzione, col conseguente ritorno
della paura.
Infine, si è focalizzata l’attenzione
sugli astrociti della BLA: sono proprio loro e non i neuroni a codificare gli
stati ansiosi, come si può leggere anche nella recensione di Roberto Colonna
del lavoro di Ossama Ghenissa e colleghi: i
ricercatori hanno realizzato uno studio mediante registrazione del Ca2+
in vivo delle cellule della BLA, che ha rivelato le cellule astrogliali
quali responsabili della codifica dell’ansia (Note e Notizie 28-03-26 Astrociti
amigdaloidei codificano stati ansiosi). [BM&L-Italia,
marzo 2026].
Scoperta una curva di risposta
universale di tutti gli organismi viventi al crescere della temperatura
ambientale. Gerald Edelman era solito dire che,
considerata la fisica dell’Universo, la vita poteva ritenersi un fenomeno
estremamente improbabile. Uno dei fattori che rendono quasi impossibile la vita
nell’immensa realtà dello spazio cosmico in cui il nostro pianeta è immerso
come un impercettibile puntino, è dato dal ristretto range di
temperature entro cui la vita è possibile. Non meraviglia, dunque, che
l’adattamento alla temperatura costituisca un presupposto fondamentale per le
funzioni vitali. Jean-François Arnoldi e colleghi del Trinity College di
Dublino, studiando migliaia di specie, dai microrganismi alle piante, dagli
insetti ai rettili, hanno scoperto l’esistenza di una curva universale
dell’andamento delle funzioni vitali in rapporto alla temperatura: l’efficienza
delle reazioni sale gradualmente al crescere della temperatura fino a un
massimo, un optimum, oltre il quale crolla quasi verticalmente. La
rappresentazione grafica prende il nome di UTPC (universal
thermal performance curve).
Questa regola è seguita universalmente, dai
microrganismi a tutti i macrorganismi che popolano il nostro pianeta. Anche se
ogni specie ha il suo range ottimale di temperatura, tutte le specie sopravvivono
entro un limitato spettro di temperature e, soprattutto, superato il proprio
livello ottimale, l’efficienza dei processi vitali crolla. È questo un dato di
realtà molto importante in rapporto al riscaldamento globale e al suo
atteso peggioramento senza una drastica riduzione dei gas-serra. [Fonte:
Trinity College Dublin & ScienceDaily, consultata
il 26 marzo 2026].
Notule
BM&L-28 marzo 2026
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